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La felicità va in scena: l’incanto di Bottegavaga al Teatro Kolbe

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Quattro donne, un castello affacciato sul mare e il coraggio di concedersi una seconda possibilità. «Incanto d’Aprile» è una piccola gemma del teatro indipendente veneziano che meriterebbe un pubblico più ampio. Il primo spettacolo di questa nuova stagione teatrale è stato, almeno per me, uno spettacolo «minore», ospitato in un teatrino «minore» della città: Incanto d’Aprile, in scena al Teatro Kolbe di via Aleardi, a Mestre, firmato da Bottegavaga, interessante compagnia del teatro indipendente veneziano. La parola “minore” però si rivela profondamente ingannevole davanti a un lavoro capace di coinvolgere, divertire e lasciare qualcosa su cui riflettere. Bottegavaga è una di quelle realtà culturali che meriterebbero un sostegno più convinto da parte delle istituzioni pubbliche. Investire nella cultura non significa soltanto finanziare ciò che garantisce visibilità immediata o ritorni economici, ma riconoscere il valore di chi, spesso con risorse limitate, contribuisce a mantenere vivo...

Una legge contro la coscienza: Antigone è ancora tra noi

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Antigone di Sofocle, regia di Robert Carsen – Fondazione INDA Al di là del numero dei figuranti in scena — che a tratti ha sfiorato l'ottantina di persone — l' Antigone di Sofocle per la regia di Robert Carsen, produzione della Fondazione INDA, si è rivelata una messa in scena essenzialmente di parola. È una parola particolarissima: rotonda, potente, densa di filosofia, capace a tratti di far sussultare il cuore e di spalancare la mente a domande profonde. La recitazione adottata è risultata naturalistica e dichiaratamente tradizionalista, facendo risuonare nella memoria la voce e i toni dei grandi interpreti del Novecento. Eppure questa sobrietà, più vicina a una misura moderna che a un eccesso di gesto, ha reso immediato il confronto tra le parole del testo e le questioni che ancora oggi attraversano la vita pubblica e privata. La serata si è rivelata magica e densa, aprendo l'animo a riflessioni profonde su temi complessi e irrisolti: la contrapposizione tra coscienz...

Alcesti a Siracusa – Un rito d’amore oltre il tempo

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A sessantacinque anni, con una passione per il teatro coltivata fin dalla gioventù, posso dire di aver assistito a innumerevoli rappresentazioni, sperimentazioni e interpretazioni. Eppure, non avevo mai varcato la soglia del Teatro Greco di Siracusa. Quest’anno, complice il traguardo della pensione, ho voluto concedermi questo dono. E di un vero regalo si è trattato: assistere a una tragedia in un luogo così solenne e fatato è, di per sé, un privilegio straordinario che tocca le corde dell’anima. La sorpresa è stata però ancor più profonda nel constatare che l’ Alcesti di Euripide , per la regia di Filippo Dini (una coproduzione della Fondazione INDA con il Teatro Stabile del Veneto ), si è rivelata una delle messinscene più potenti e vicine alla mia sensibilità che io abbia mai visto. L’opera, che inaugura la 61ª stagione dell’INDA, si presenta con un impianto corale imponente, che schiera oltre quaranta interpreti tra attori, figuranti, danzatrici e mimi. La recitazione, volutame...

Un November con un Barbareschi fenomenale

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tratto da David Mamet regia di Chiara Noschese con Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, Brian Boccuni Ho finito quasi senza fiato di ammirare Luca Barbareschi dopo due ore di spettacolo dal ritmo forsennato e inarrestabile. Ero stupefatto — e lo sono ancora, a mente fredda — dalla bravura del cast e in particolare del protagonista, la cui fama prometteva uno spettacolo pirotecnico e godibilissimo. E ha mantenuto ogni promessa. Ma andiamo con ordine. Siamo nel novembre dell'anno delle elezioni presidenziali americane: il presidente Charles Smith sente l'aria che tira — e non tira bene per lui. Le casse sono vuote, i sondaggi fanno paura, e la rielezione sembra un miraggio. Eppure Smith non ha la minima intenzione di mollare. Quello che si scatena da qui in poi è una commedia feroce, quasi una farsa, in cui il potere si mostra per quello che è: un sistema di ricatti continui, in cui tutti ricattano e tutti vengono ricattati, nessuno escluso. Una...

Feste al Goldoni: Se il teatro internazionale è solo un "cliché" silenzioso

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  C’è una strana tendenza nei grandi teatri storici: l’idea che per dare una scossa al solito cartellone talvolta un po’ adagiato sulla tradizione si debba necessariamente guardare oltreconfine. È successo ad aprile al Teatro Goldoni di Venezia con Feste , l’ultima fatica della celebre compagnia tedesca Familie Flöz. Ma siamo sicuri che "internazionale" faccia rima con "innovazione"? Ma ne valeva la pena? Mentre il pubblico abituale del Goldoni sembra aver accolto con un entusiasmo quasi infantile le peripezie delle maschere tedesche, resta un dubbio amaro. Era davvero necessario pescare in Germania per uno spettacolo che scivola pericolosamente verso un mix di mimo e clownerie da strada? (e lo dico con il massimo rispetto per gli artisti di strada!) In un territorio come il nostro, pullulante di compagnie indipendenti e teatro di ricerca che faticano a trovare spazio, la scelta di importare un format così distante dalla nostra sensibilità appare quasi una forzatura...

Vicini di casa: risate con qualche pensiero che resta

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dalla commedia Sentimental, di Cesc Gay, traduzione e adattamento Pino Tierno con Amanda Sandrelli, Gigio Alberti, Alessandra Acciai, Alberto Giusta regia Antonio Zavatteri Sono uscito dal teatro finalmente divertito. Dico "finalmente" perché il teatro è, nella sua essenza, anche divertissement — oltre a essere, com'è ovvio, tutto il resto. Lo ricordava bene anche il breve filmato proiettato prima dello spettacolo per celebrare il 27 marzo, Giornata Mondiale del Teatro, istituita nel 1961 dall'International Theatre Institute (ITI) dell'UNESCO: persone comuni intervistate sul senso di questa arte, un piccolo promemoria del perché continuiamo ad andare a sederci al buio davanti a un palcoscenico. Ma veniamo allo spettacolo. La trama è tanto semplice quanto efficace: Anna e Giulio sono una coppia come tante — anzi, forse come troppe. Lui avrebbe voluto fare il musicista ma si è accontentato dell'insegnamento, e si rifugia in terrazza a guardare le stelle. Lei avr...

Franciscus: Molto più di un "santo", un rivoluzionario pop

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Dimenticate l'immagine polverosa del Francesco di cui forse vi hanno parlato e che probabilmente avete incontrato nei libri di scuola: il Franciscus di Simone Cristicchi è uno spettacolo che colpisce dritto allo stomaco, capace di far commuovere anche i più scettici. E se pensate che la storia di San Francesco non abbia nulla a che fare con voi, questo "one-man-musical" vi farà cambiare idea, trasformando una vicenda arcinota in un'esperienza estremamente attuale e "pop". Un camaleonte sul palco: Cristicchi non si limita a recitare; lui "abita" la scena. Con una padronanza vocale incredibile, l'artista passa senza sosta dal ruolo di narratore a quello di Cencio, uno straccivendolo dalla voce roca e profonda che vive ai margini della società. Cencio è il punto di vista più interessante: è il critico, colui che mette a nudo le vulnerabilità di Francesco, rendendolo finalmente umano, dubbioso e incredibilmente vicino a noi. Un’atmosfera insomma c...

Il Medico dei Maiali: Il Potere è un Macello a Cielo Aperto

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 C’è qualcosa di profondamente ipnotico e, al tempo stesso, respingente nell’incipit di "Il medico dei maiali", scritto e diretto da Davide Sacco. Quando il sipario si alza, l’estetica è brutale e bellissima al tempo stesso: un fondale dominato da una scritta macroscopica che non lascia spazio a dubbi: “The King is dead”. Sulla destra, una porta isolata si apre sul nulla cosmico. L’apertura è uno spoiler emotivo di ciò che ci aspetta: una scena violenta scandita dalle note del "Lascia ch’io pianga" di Händel. Ma non fatevi cullare dalla melodia classica: il brano viene presto travolto da una versione metal distorta, un presagio sonoro della tragedia imminente prima che il buio inghiotta tutto. Lo spettacolo, che vede protagonisti Luca Bizzarri e Francesco Montanari, è un’opera che rifiuta categoricamente di rassicurare lo spettatore. Ambientata in un’Inghilterra fittizia, la pièce è una parabola cruda sull’ambizione, la corruzione e quella miseria umana che sembra e...

People, Places & Things: chi sei quando smetti di recitare?

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  La trama è quella di Emma — un'Anna Ferzetti straordinaria — un'attrice di successo travolta dall'alcolismo e dalla tossicodipendenza, che a un certo punto decide di chiedere aiuto. Lo spettacolo ripercorre il suo percorso di riabilitazione: il confronto con un passato doloroso, con un mestiere che l'ha svuotata, e soprattutto con la necessità di mostrarsi per quello che è davvero, senza maschere (da segnalare il breve monologo su tale tema nel secondo atto). Il titolo riprende una formula dei programmi di recupero dalle dipendenze: per guarire bisogna cambiare tutto — le persone che frequenti, i luoghi che abiti, le cose che possiedi. La regia di Pierfrancesco Favino prende questa premessa sul serio e non fa sconti. Non si accontenta di raccontare una storia di "droga": scava in qualcosa di più profondo e universale, ovvero la nostra dipendenza dal bisogno di essere qualcun altro per sentirci all'altezza. E qui il testo di Duncan Macmillan colpisce nel ...

Mirandolina: quando riscrivere un classico non basta

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  Riscrivere un classico è sempre una scommessa rischiosa. La drammaturga irlandese Marina Carr ha accettato l’invito del Teatro Stabile del Veneto a confrontarsi con La locandiera di Goldoni, trasformandola in una Mirandolina contemporanea ambientata in una locanda italiana di Dublino. Il risultato? Una produzione internazionale che, pur con alcuni spunti interessanti, lascia parecchie perplessità. Il primo problema è la drammaturgia. La storia procede a strappi, senza una linearità che permetta allo spettatore di seguire agevolmente lo sviluppo degli eventi. I personaggi rimangono bidimensionali: non c’è quel lavoro di approfondimento psicologico che ti fa entrare nelle loro motivazioni, capire perché agiscono in un certo modo. Anche la rete di relazioni — amori, contrasti, tensioni — sembra costruita più per accumulo che per necessità drammaturgica. La critica teatrale ha notato come Marina Carr sia nota per la sua “ scrittura penetrante, capace di indagare le pieghe dell’ani...

Pillole di Storia del Teatro: quando la cultura incontra il Brunch (ed è una bomba)

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  Dimenticate le lezioni noiose tra i banchi di scuola. Domenica 1 febbraio, al locale storico Al Vapore di Marghera, è andata in scena la seconda "pillola" di storia del teatro: Gli infami. Ovvero storia del Teatro da Roma a Machiavelli . Se pensate che Plauto o Machiavelli siano roba superata, dovreste vedere come prendono vita grazie a Bottega Vaga . Ecco com'è andata. 🚀 Un viaggio nel tempo (senza sbadigli) Il percorso è stato un vero e proprio viaggio accelerato: Dalla Roma Imperiale: con i classici di Plauto ( Miles gloriosus e Aulularia ). Al Medioevo: tra i giullari del Detto dei Villani e l'intensità di Donna de Paradiso di Jacopone da Todi. Fino all'Umanesimo: con l'immancabile (e sempre attuale) Mandragola di Machiavelli. 💅 Perché vale la pena vederlo Ho visto molte letture teatrali nella mia vita, ma queste "messe in scena" curate da Betty Andriolo e Alberta Toninato , con il supporto al piano di Stefano Pesce , hanno una marc...

Un lungo viaggio verso il male Tra O'Neill e Lavia.

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Dopo le quasi tre ore di rappresentazione di Lungo viaggio verso la notte, capolavoro di Eugene O’Neill portato in scena da Gabriele Lavia (anche regista) con Federica Di Martino, Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini, sono uscito da teatro con sentimenti opposti ma ugualmente molto forti. Da una parte la sensazione di aver assistito a uno spettacolo come non se ne vedono spesso: attori in stato di grazia, tutti solidissimi, una scenografia essenziale ma raffinata, una regia che orchestra con mano sicura tempi, spazi ed emozioni. Tecnica sopraffina, dunque, e ambienti e atmosfere ricostruiti con una cura rara, che restituiscono allo spettatore il respiro del grande teatro “classico” senza mai sembrare polverosi. Dall’altra parte però Lungo viaggio verso la notte è anche – e forse soprattutto – un’esperienza emotiva dura, quasi una prova di resistenza. Si ha la sensazione di assistere a una sfilata dei lati più sgradevoli dell’umanità, messi in scena senza filtri: è uno ...