Una legge contro la coscienza: Antigone è ancora tra noi

Antigone di Sofocle, regia di Robert Carsen – Fondazione INDA

Al di là del numero dei figuranti in scena — che a tratti ha sfiorato l'ottantina di persone — l'Antigone di Sofocle per la regia di Robert Carsen, produzione della Fondazione INDA, si è rivelata una messa in scena essenzialmente di parola.

È una parola particolarissima: rotonda, potente, densa di filosofia, capace a tratti di far sussultare il cuore e di spalancare la mente a domande profonde. La recitazione adottata è risultata naturalistica e dichiaratamente tradizionalista, facendo risuonare nella memoria la voce e i toni dei grandi interpreti del Novecento. Eppure questa sobrietà, più vicina a una misura moderna che a un eccesso di gesto, ha reso immediato il confronto tra le parole del testo e le questioni che ancora oggi attraversano la vita pubblica e privata.

La serata si è rivelata magica e densa, aprendo l'animo a riflessioni profonde su temi complessi e irrisolti: la contrapposizione tra coscienza e legge, tra il giusto individuale e la ragion di stato; la responsabilità collettiva di un popolo; la violenza della dittatura; la libertà e l'intenzionalità come atti autenticamente umani. Il lavoro di Carsen non è disinteressato all'attualità: con nettezza lo spettacolo mostra che i problemi messi in scena da Sofocle — l'autorità, il potere, il conflitto tra pubblico e privato — restano interrogativi vivi nella democrazia contemporanea.

Gli attori sono stati all'altezza delle aspettative. Un merito particolare va all'interpretazione commovente di Antigone e di Tiresia, entrambi calorosamente applauditi dal pubblico.

La scena, composta da nient'altro che un'altissima scalinata crivellata di colpi, è risultata potente proprio per la sua essenzialità: pochi elementi, fortissimi, capaci di costruire immagini quasi scultoree e di lasciare tutto lo spazio al conflitto morale della tragedia. Ottimi, anche se non sempre precisissimi, i movimenti del coro, che si agitava in vortici e danze quasi demoniache — un organismo collettivo più che semplice commento alla vicenda.

È Creonte il demone dei demoni. E lui, Creonte, oggi, è ancora qui. Inevitabilmente.

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