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Il Medico dei Maiali: Il Potere è un Macello a Cielo Aperto

 C’è qualcosa di profondamente ipnotico e, al tempo stesso, respingente nell’incipit di "Il medico dei maiali", scritto e diretto da Davide Sacco. Quando il sipario si alza, l’estetica è brutale e bellissima al tempo stesso: un fondale dominato da una scritta macroscopica che non lascia spazio a dubbi: “The King is dead”. Sulla destra, una porta isolata si apre sul nulla cosmico. L’apertura è uno spoiler emotivo di ciò che ci aspetta: una scena violenta scandita dalle note del "Lascia ch’io pianga" di Händel. Ma non fatevi cullare dalla melodia classica: il brano viene presto travolto da una versione metal distorta, un presagio sonoro della tragedia imminente prima che il buio inghiotta tutto. Lo spettacolo, che vede protagonisti Luca Bizzarri e Francesco Montanari, è un’opera che rifiuta categoricamente di rassicurare lo spettatore. Ambientata in un’Inghilterra fittizia, la pièce è una parabola cruda sull’ambizione, la corruzione e quella miseria umana che sembra e...

People, Places & Things: chi sei quando smetti di recitare?

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  La trama è quella di Emma — un'Anna Ferzetti straordinaria — un'attrice di successo travolta dall'alcolismo e dalla tossicodipendenza, che a un certo punto decide di chiedere aiuto. Lo spettacolo ripercorre il suo percorso di riabilitazione: il confronto con un passato doloroso, con un mestiere che l'ha svuotata, e soprattutto con la necessità di mostrarsi per quello che è davvero, senza maschere (da segnalare il breve monologo su tale tema nel secondo atto). Il titolo riprende una formula dei programmi di recupero dalle dipendenze: per guarire bisogna cambiare tutto — le persone che frequenti, i luoghi che abiti, le cose che possiedi. La regia di Pierfrancesco Favino prende questa premessa sul serio e non fa sconti. Non si accontenta di raccontare una storia di "droga": scava in qualcosa di più profondo e universale, ovvero la nostra dipendenza dal bisogno di essere qualcun altro per sentirci all'altezza. E qui il testo di Duncan Macmillan colpisce nel ...

Mirandolina: quando riscrivere un classico non basta

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  Riscrivere un classico è sempre una scommessa rischiosa. La drammaturga irlandese Marina Carr ha accettato l’invito del Teatro Stabile del Veneto a confrontarsi con La locandiera di Goldoni, trasformandola in una Mirandolina contemporanea ambientata in una locanda italiana di Dublino. Il risultato? Una produzione internazionale che, pur con alcuni spunti interessanti, lascia parecchie perplessità. Il primo problema è la drammaturgia. La storia procede a strappi, senza una linearità che permetta allo spettatore di seguire agevolmente lo sviluppo degli eventi. I personaggi rimangono bidimensionali: non c’è quel lavoro di approfondimento psicologico che ti fa entrare nelle loro motivazioni, capire perché agiscono in un certo modo. Anche la rete di relazioni — amori, contrasti, tensioni — sembra costruita più per accumulo che per necessità drammaturgica. La critica teatrale ha notato come Marina Carr sia nota per la sua “ scrittura penetrante, capace di indagare le pieghe dell’ani...

Pillole di Storia del Teatro: quando la cultura incontra il Brunch (ed è una bomba)

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  Dimenticate le lezioni noiose tra i banchi di scuola. Domenica 1 febbraio, al locale storico Al Vapore di Marghera, è andata in scena la seconda "pillola" di storia del teatro: Gli infami. Ovvero storia del Teatro da Roma a Machiavelli . Se pensate che Plauto o Machiavelli siano roba superata, dovreste vedere come prendono vita grazie a Bottega Vaga . Ecco com'è andata. 🚀 Un viaggio nel tempo (senza sbadigli) Il percorso è stato un vero e proprio viaggio accelerato: Dalla Roma Imperiale: con i classici di Plauto ( Miles gloriosus e Aulularia ). Al Medioevo: tra i giullari del Detto dei Villani e l'intensità di Donna de Paradiso di Jacopone da Todi. Fino all'Umanesimo: con l'immancabile (e sempre attuale) Mandragola di Machiavelli. 💅 Perché vale la pena vederlo Ho visto molte letture teatrali nella mia vita, ma queste "messe in scena" curate da Betty Andriolo e Alberta Toninato , con il supporto al piano di Stefano Pesce , hanno una marc...

Un lungo viaggio verso il male Tra O'Neill e Lavia.

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Dopo le quasi tre ore di rappresentazione di Lungo viaggio verso la notte, capolavoro di Eugene O’Neill portato in scena da Gabriele Lavia (anche regista) con Federica Di Martino, Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini, sono uscito da teatro con sentimenti opposti ma ugualmente molto forti. Da una parte la sensazione di aver assistito a uno spettacolo come non se ne vedono spesso: attori in stato di grazia, tutti solidissimi, una scenografia essenziale ma raffinata, una regia che orchestra con mano sicura tempi, spazi ed emozioni. Tecnica sopraffina, dunque, e ambienti e atmosfere ricostruiti con una cura rara, che restituiscono allo spettatore il respiro del grande teatro “classico” senza mai sembrare polverosi. Dall’altra parte però Lungo viaggio verso la notte è anche – e forse soprattutto – un’esperienza emotiva dura, quasi una prova di resistenza. Si ha la sensazione di assistere a una sfilata dei lati più sgradevoli dell’umanità, messi in scena senza filtri: è uno ...

Un bellissimo Brontolone interpretato da un cast di livello

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  Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni drammaturgia Piermario Vescovo regia Paolo Valerio con Franco Branciaroli e con Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Alessandro Albertin, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Davide Falbo, Federica Di Cesare in collaborazione con I Piccoli di Podrecca Il Goldoni diretto da Paolo Valerio, con un formidabile Franco Branciaroli, ci regala uno spettacolo che parla di patriarcato, dispotismo e, soprattutto, di quanto sia abile e pronta l’intelligenza femminile. Todero è personaggio negativo e Carlo Goldoni, nel 1761 era già shockato dal successo del personaggio, un protagonista così odioso da far impallidire l'influencer più tossico. Todero è l'anti-eroe per eccellenza: un veneziano avaro, dispotico, un "rustego" senza cuore che non fa che soffocare la libertà e gli affetti di tutta la sua famiglia. Un vero boomer ante-litteram, insomma. Eppure, questa figura oscura e potente non smette di affas...

Un’occasione perduta: Il Gabbiano di Čechov, Tra Grandi Aspettative e Profonda Delusione

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regia Filippo Dinicon (in o.a.) Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Giuliana De Sio, Gennaro Di Biase, Filippo Dini, Giovanni Drago, Angelica Leo, Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgenteregia della scena "lo spettacolo di Kostja" Leonardo Manzan Se cercate un dramma esistenziale che parli di sogni infranti, amori non corrisposti e il peso assurdo della vita, "Il gabbiano" di Čechov è – sulla carta – un titolo imperdibile. La vicenda, che si svolge sulle sponde di un lago, raduna un gruppo di persone costrette a confrontarsi con le proprie ambizioni fallite e l'onnipresente malinconia. Il cuore del dramma è la storia di Kostja, giovane aspirante scrittore, e il suo amore per Nina, che sogna la recitazione. La loro ricerca di salvezza si scontra con l'ingombrante presenza della madre di lui, una celebre attrice, e il suo noto compagno, l'affermato scrittore Trigorin. La morte insensata di un gabbiano diventa l'emblema di una disillusione irre...