Il Medico dei Maiali: Il Potere è un Macello a Cielo Aperto
C’è qualcosa di profondamente ipnotico e, al tempo stesso, respingente nell’incipit di "Il medico dei maiali", scritto e diretto da Davide Sacco. Quando il sipario si alza, l’estetica è brutale e bellissima al tempo stesso: un fondale dominato da una scritta macroscopica che non lascia spazio a dubbi: “The King is dead”. Sulla destra, una porta isolata si apre sul nulla cosmico.
L’apertura è uno spoiler emotivo di ciò che ci aspetta: una scena violenta scandita dalle note del "Lascia ch’io pianga" di Händel. Ma non fatevi cullare dalla melodia classica: il brano viene presto travolto da una versione metal distorta, un presagio sonoro della tragedia imminente prima che il buio inghiotta tutto.
Lo spettacolo, che vede protagonisti Luca Bizzarri e Francesco Montanari, è un’opera che rifiuta categoricamente di rassicurare lo spettatore. Ambientata in un’Inghilterra fittizia, la pièce è una parabola cruda sull’ambizione, la corruzione e quella miseria umana che sembra essere l'unico vero motore della politica e della società. Bizzarri e Montanari offrono una prova attoriale di spessore, muovendosi in un’atmosfera densa di ironia amara. La loro recitazione sostiene il peso di un testo che esplora i lati più oscuri del potere, mettendoci davanti a uno specchio deformante che, purtroppo, somiglia molto alla realtà.
Un teatro di parola (forse troppo?)
Dal punto di vista drammaturgico, ci troviamo di fronte a un puro teatro di parola. Lo spettacolo vive di elucubrazioni e scambi verbali serrati, a tratti influenzati da una retorica ciclica che rischia di farsi ripetitiva. Qui il gesto e la coreografia d’insieme vengono sacrificati sull’altare del dialogo: una scelta radicale che punta tutto sul carisma dei protagonisti ma che potrebbe lasciare a secco chi cerca un dinamismo fisico più marcato.
Una riflessione necessaria
La struttura dello spettacolo, con i suoi circa 60 minuti di durata, lo fa somigliare più a un atto unico fulmineo che a un dramma completo.
Oltre il contenuto artistico, lo spettacolo solleva una questione pragmatica che riguarda noi spettatori. Ha senso che il prezzo del biglietto sia identico per una produzione monumentale da due ore con 15 attori e per un "one-shot" da un’ora con un cast ridotto? È una riflessione che i teatri dovrebbero iniziare a porsi, per rendere l'accesso alla cultura più equo e parametrato allo sforzo produttivo in scena.

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