Un November con un Barbareschi fenomenale
tratto da David Mamet
regia di Chiara Noschese
con Luca Barbareschi, Chiara Noschese, Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, Brian Boccuni
Ho finito quasi senza fiato di ammirare Luca Barbareschi dopo due ore di spettacolo dal ritmo forsennato e inarrestabile. Ero stupefatto — e lo sono ancora, a mente fredda — dalla bravura del cast e in particolare del protagonista, la cui fama prometteva uno spettacolo pirotecnico e godibilissimo. E ha mantenuto ogni promessa.
Ma andiamo con ordine. Siamo nel novembre dell'anno delle elezioni presidenziali americane: il presidente Charles Smith sente l'aria che tira — e non tira bene per lui. Le casse sono vuote, i sondaggi fanno paura, e la rielezione sembra un miraggio. Eppure Smith non ha la minima intenzione di mollare. Quello che si scatena da qui in poi è una commedia feroce, quasi una farsa, in cui il potere si mostra per quello che è: un sistema di ricatti continui, in cui tutti ricattano e tutti vengono ricattati, nessuno escluso. Una macchina comica perfetta, con continui cambi di ritmo e ripartenze spiazzanti, dove ogni battuta è un colpo ben assestato.
Luca Barbareschi è una garanzia assoluta di qualità attoriale — questo si sapeva — ma il punto è che anche gli altri interpreti devono essere straordinariamente bravi per riuscire a stargli dietro, rinvigorire il suo ritmo o fargli da contrappunto senza perdere un colpo, sempre con l'acceleratore a tavoletta. E ci riescono benissimo. Simone Colombari è un attore solido e affidabile come un'assicurazione; Chiara Noschese è un talento naturale della recitazione — qualsiasi cosa faccia funziona — e da regista dirige con lucida semplicità, senza stranezze o invenzioni narcisistiche; Nico Di Crescenzo esprime una mestizia disperata e un'afflizione impotente perfettamente adatte al suo personaggio.
Due ore di teatro buffo intensissimo, che mettono a nudo le ombre della politica e dei suoi protagonisti — non con la critica razionale, ma semplicemente mostrandoli, prendendoli in giro, denudandoli grottescamente nelle loro storture e bassezze. Sì, "il re è nudo", e oggi tutti lo sappiamo già. Ma lo spettacolo vuole fare altro: vuole divertire, e solo divertire, con un testo che sembra scritto ieri e che suona maledettamente attuale, affidato ad attori che conoscono il loro mestiere in modo quasi incredibile.
Il cinismo di Mamet è portato a livelli tali da diventare comico, e Barbareschi non si risparmia nel dare al presidente un carattere nevrotico, feroce e al contempo disincantata e scettica, come se l'esercizio del potere fosse una forma di divoramento naturale degli uomini. Il testo, scritto nel 2007, funziona ancora — anzi, funziona di più — perché il personaggio di Smith sembra anticipare certi volti della politica contemporanea con un'ironia tagliente che fa ridere e pensare (forse sarebbe più corretto dire “ridere e piangere”).
Per chi vuole vedere una prova d'attore come ormai se ne vedono poche, e per chi ha voglia di uscire dal teatro divertito — e magari anche un po' più consapevole di certe dinamiche del potere — questo spettacolo è assolutamente da non perdere.
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