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Un tango da dimenticare

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  Il tango delle capinere Quando assisto a spettacoli così (e mi accade purtroppo non più solo raramente negli ultimi anni) non posso fare a meno di pensare a tutta la mia inadeguatezza e con una certa tristezza mi convinco di essere ormai, con tutto il cumulo d‘anni che mi porto dietro, un po’ retrò che senza usare eufemismi, ha il significato di sentirmi terribilmente vecchio.  Poi però, in una sorta di ripiegamento e analisi interiore, anche ripercorrendo i miei giudizi spesso lasciati qua e là nella carta digitale dei miei appunti, mi accorgo che spesso i miei giudizi sono stati lusinghieri e addirittura entusiasti per spettacoli di ricerca e sperimentazione che invece mi avevano convinto. Anche perché - perdio - a me l’avanguardia è sempre piaciuta! Non so dunque se dipenda semplicemente dalla mia incompetenza o dal mio umore, ma questo spettacolo di Emma Dante (Il tango delle capinere, Regia Emma Dante con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco), oltre al fatto di avermi a...

Un delicato e bravissimo Paolini in Boomers

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  Ho assistito presso il Teatro C. Goldoni di Venezia allo spettacolo Boomer s con interprete, drammaturgo e regista quel Marco Paolini che negli ultimi decenni ci ha regalato spettacoli sempre di prim'ordine, soprattutto di teatro civile. E, veramente, non ha deluso neppure questa volta le aspettative anche se avevo sentito giudizi contrastanti ed ero andato allo spettacolo un po’ prevenuto. Invece Paolini narratore straordinario e animale da palcoscenico ormai consolidato, ci offre uno spettacolo pieno di citazioni e di ricordi che - certo - vengono capiti soprattutto se si ha “una certa età” (lo spettacolo è vietato agli under 48 - ci ricorda lo stesso attore scherzosamente nell’introduzione che apre la messa in scena).  Il racconto tocca molti toni e registri teatrali, dal lirico, al civile, al sentimentale, al leggero, al drammatico, che vengono mostrati da Paolini e dal gruppo che l’accompagna in modo sempre delicato ma efficacissimo (i musicisti peraltro sono bravissim...

Un Re Lear troppo celebrale di cui non sentivo la mancanza

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  Aspettando Re Lear Alla fine vedendo il pubblico applaudire ho applaudito anch’io credendo di non aver capito bene solo per questioni di decadimento celebrale o per carattere che con la vecchiaia è diventato un po’ troppo brontolone. Però poi ci ho riflettuto e soprattutto ho potuto confrontarmi con degli amici più competenti di me. Lo spettacolo ha alcuni difetti veramente notevoli, il primo dei quali è quello di essere uno spettacolo di cui non si sentiva alcun bisogno! La drammaturgia è veramente bizzarra e priva di un senso compiuto e il pubblico - anche quello più preparato - credo abbia fatto molta fatica per seguirne le tracce. Della mancanza di senso dell’operazione drammaturgica complessiva ne avevo avuto già sentore leggendo qua e là i commenti in rete ma soprattutto cercando di capire le “note” introduttive scritte sul foglio di sala che invece di accompagnare lo spettatore ad una visione razionale, lo confondono già, con parole e argomentazioni di dubbio senso compiut...

Le Villeggiature di Farmacia Zoo:È

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  Farmacia Zoo:È non è nuova alla riflessione sulla follia e il manicomio. Nel 2011 aveva intrapreso una ricerca attorno a questo tema mettendo a nudo il rapporto tra malattia e società, ed entrando in diversi reparti psichiatrici o analizzando le cartelle cliniche storiche dell' ex sanatorio dell’isola di San Servolo a Venezia. Ne era venuta fuori una bella e commovente performance, che aveva come titolo Turning Back (Voices) – Voci di Ritorno e che era stata proposta anche in luoghi suggestivi e non convenzionali (io l'avevo vista negli umidi locali del Forte Carpenedo a Mestre). La rappresentazione era una festa al contempo surreale e drammaticamente realistica. Una festa in un ospedale psichiatrico, una festa con gente "normale" (il pubblico) che in quella performance incontrava i "matti": il manicomio si era aperto alla gente. E il pubblico di divertiva e si commuoveva tra le danze e le parole degli attori in scena. Al Teatro Villa Belvedere a Mirano, a...

Miracoli metropolitani che non mi hanno convinto

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  Miracoli metropolitani Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo testo di Gabriele Di Luca regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi. Mi ha incuriosito e sono uscito di casa per vedere questo spettacolo di cui avevo sentito gran bene leggendo qua e là. Attori bravissimi, non c'è che dire, soprattutto nel reggere il ritmo indiavolato di tutta la prima parte e i cambi di tono e di registro, immediati e violenti che caratterizzano tutta la parte finale. Si mette in scena tutta un’umanità “bruta”, in un mondo che vuole essere il mondo contemporaneo, cosalizzato e nientificato, un mondo fatto di vite che non hanno più speranza che non hanno più umanità. È messa in scena la nullità dell’esistenza e il male, senza alcun barlume di redenzione. Il tema dunque è l’assoluto nulla che sta divorando l’uomo e il mondo, un po’ come è previsto (con toni certamente più leggeri e poetici) da quella “Storia Infinita” che ci ha fatto compagnia da piccoli. Però è proprio il testo c...

Una drammatica Attesa

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L’attesa, di Remo Binosi. Con la regia di Michela Cescon e con protagoniste Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Ho visto presso il Teatro Toniolo di Mestre, all’interno della stagione teatrale uno spettacolo che mi ha sorpreso. Il racconto si gioca attorno a due donne che vengono allontanate e rinchiuse per nove mesi per nascondere entrambe una gravidanza. Si racconta una clausura e alla fine quest'ultima si mostrerà in tutta la sua terribilità trasformandosi nella clausura a vita della propria coscienza. I temi sono forti. Il foglio di sala richiama il teatro "leggero" di un Goldoni o di un Eduardo ma sinceramente a volte sembra di aver a che fare con temaniche o toni eminentemente shakespeariani, anche cupi, soprattutto per le lugubri scene finali; e non solo per il testo di Binosi che ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento, a cui è difficile rimanere indifferenti, ma anche per la stessa messa in scena che ha un forte segno classico, quasi per strizzare l...

Passi

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  Passi Ho visto al Teatro del Parco di Mestre Passi , di e con Marco De Rossi con la regia di Gianmarco Busetto e la regia tecnica di Marco Duse.  Il testo,  finalista al Premio InediTO Colline di Torino, sezione speciale Giovanni Arpino e vincitore del premio come migliore drammaturgia al Festival Segnali 2021 per il teatro ragazzi, e già tradotto in tedesco e distribuito in Austria, Germania e Svizzera, è un monologo di narrazione civica ma anche intima che racconta l’impresa sportiva di Abdon Pamich, il marciatore italiano Campione Olimpico a Tokyo nel 1964.  Nel raccontare la finale di quella olimpiade lo spettacolo si sofferma sul ricordo che Pamich ha della propria terra d’origine, la Città di Fiume in Jugoslavia, dalla quale si ritrova a fuggire nel 1947 all’età di 14 anni per diventare un esule.  È dunque uno spettacolo di teatro civile a cui la compagnia di riferimento, - Farmacia Zooè -  spesso guarda con acutezza. Gli sguardi del giovane Pamich,...