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Un Re Lear troppo celebrale di cui non sentivo la mancanza

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  Aspettando Re Lear Alla fine vedendo il pubblico applaudire ho applaudito anch’io credendo di non aver capito bene solo per questioni di decadimento celebrale o per carattere che con la vecchiaia è diventato un po’ troppo brontolone. Però poi ci ho riflettuto e soprattutto ho potuto confrontarmi con degli amici più competenti di me. Lo spettacolo ha alcuni difetti veramente notevoli, il primo dei quali è quello di essere uno spettacolo di cui non si sentiva alcun bisogno! La drammaturgia è veramente bizzarra e priva di un senso compiuto e il pubblico - anche quello più preparato - credo abbia fatto molta fatica per seguirne le tracce. Della mancanza di senso dell’operazione drammaturgica complessiva ne avevo avuto già sentore leggendo qua e là i commenti in rete ma soprattutto cercando di capire le “note” introduttive scritte sul foglio di sala che invece di accompagnare lo spettatore ad una visione razionale, lo confondono già, con parole e argomentazioni di dubbio senso compiut...

Le Villeggiature di Farmacia Zoo:È

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  Farmacia Zoo:È non è nuova alla riflessione sulla follia e il manicomio. Nel 2011 aveva intrapreso una ricerca attorno a questo tema mettendo a nudo il rapporto tra malattia e società, ed entrando in diversi reparti psichiatrici o analizzando le cartelle cliniche storiche dell' ex sanatorio dell’isola di San Servolo a Venezia. Ne era venuta fuori una bella e commovente performance, che aveva come titolo Turning Back (Voices) – Voci di Ritorno e che era stata proposta anche in luoghi suggestivi e non convenzionali (io l'avevo vista negli umidi locali del Forte Carpenedo a Mestre). La rappresentazione era una festa al contempo surreale e drammaticamente realistica. Una festa in un ospedale psichiatrico, una festa con gente "normale" (il pubblico) che in quella performance incontrava i "matti": il manicomio si era aperto alla gente. E il pubblico di divertiva e si commuoveva tra le danze e le parole degli attori in scena. Al Teatro Villa Belvedere a Mirano, a...

Miracoli metropolitani che non mi hanno convinto

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  Miracoli metropolitani Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo testo di Gabriele Di Luca regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi. Mi ha incuriosito e sono uscito di casa per vedere questo spettacolo di cui avevo sentito gran bene leggendo qua e là. Attori bravissimi, non c'è che dire, soprattutto nel reggere il ritmo indiavolato di tutta la prima parte e i cambi di tono e di registro, immediati e violenti che caratterizzano tutta la parte finale. Si mette in scena tutta un’umanità “bruta”, in un mondo che vuole essere il mondo contemporaneo, cosalizzato e nientificato, un mondo fatto di vite che non hanno più speranza che non hanno più umanità. È messa in scena la nullità dell’esistenza e il male, senza alcun barlume di redenzione. Il tema dunque è l’assoluto nulla che sta divorando l’uomo e il mondo, un po’ come è previsto (con toni certamente più leggeri e poetici) da quella “Storia Infinita” che ci ha fatto compagnia da piccoli. Però è proprio il testo c...

Una drammatica Attesa

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L’attesa, di Remo Binosi. Con la regia di Michela Cescon e con protagoniste Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Ho visto presso il Teatro Toniolo di Mestre, all’interno della stagione teatrale uno spettacolo che mi ha sorpreso. Il racconto si gioca attorno a due donne che vengono allontanate e rinchiuse per nove mesi per nascondere entrambe una gravidanza. Si racconta una clausura e alla fine quest'ultima si mostrerà in tutta la sua terribilità trasformandosi nella clausura a vita della propria coscienza. I temi sono forti. Il foglio di sala richiama il teatro "leggero" di un Goldoni o di un Eduardo ma sinceramente a volte sembra di aver a che fare con temaniche o toni eminentemente shakespeariani, anche cupi, soprattutto per le lugubri scene finali; e non solo per il testo di Binosi che ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento, a cui è difficile rimanere indifferenti, ma anche per la stessa messa in scena che ha un forte segno classico, quasi per strizzare l...

Passi

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  Passi Ho visto al Teatro del Parco di Mestre Passi , di e con Marco De Rossi con la regia di Gianmarco Busetto e la regia tecnica di Marco Duse.  Il testo,  finalista al Premio InediTO Colline di Torino, sezione speciale Giovanni Arpino e vincitore del premio come migliore drammaturgia al Festival Segnali 2021 per il teatro ragazzi, e già tradotto in tedesco e distribuito in Austria, Germania e Svizzera, è un monologo di narrazione civica ma anche intima che racconta l’impresa sportiva di Abdon Pamich, il marciatore italiano Campione Olimpico a Tokyo nel 1964.  Nel raccontare la finale di quella olimpiade lo spettacolo si sofferma sul ricordo che Pamich ha della propria terra d’origine, la Città di Fiume in Jugoslavia, dalla quale si ritrova a fuggire nel 1947 all’età di 14 anni per diventare un esule.  È dunque uno spettacolo di teatro civile a cui la compagnia di riferimento, - Farmacia Zooè -  spesso guarda con acutezza. Gli sguardi del giovane Pamich,...

Gl'innamorati deludenti

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Sono andato ad assistere agli “ Innamorati ” di Carlo Goldoni presso il teatro a Venezia che porta proprio il nome dell’autore, con tutta la buona volontà e con molte aspettative positive. Per la regia di Andrea Chiodi, l’adattamento è di Angela Demattè e gli interpreti sono Alessia Spinelli (Lisetta) e Ottavia Sanfilippo (Flamminia) con gli attori e le attrici della Compagnia Giovani del TSV: Gaspare Del Vecchio (Fabrizio), Elisa Grilli (Eugenia), Cristiano Parolin (Fulgenzio), Francesca Sartore (Clorinda), Leonardo Tosini (Roberto), Gianluca Bozzale (Ridolfo), Riccardo Gamba (Servo).  Da quello che mi avevano detto, dalle anteprime che avevo visto sul web, da ciò che avevo potuto leggere, mi aspettavo un gran bello spettacolo, in linea peraltro con i miei gusti: una trasposizione moderna della commedia goldoniana mandenendo la forma, la linearità e i colori dei costumi stilizzati, e facendoli vivere in un contesto scenografico essenziale, lineare e moderno. Nel passato ricordo di...

Il Compleanno, di Harold Pinter per la regia di Peter Stein

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Sono andato a vedere presso il Teatro Goldoni di Venezia, Il Compleanno, dramma di Harold Pinter per la regia di Peter Stein con la bravura d'attrice di Maddalena Crippa ma anche di tutto il gruppo di interpreti. Sapendo che si tratta di un dramma importante e famoso nella vita di Pinter (nonostante l’abbia scritto a soli 27 anni) ma soprattutto incuriosito dalla vicinanza (anche temporale) con il teatro dell’assurdo, ho affrontato la messa in scena con entusiasmo e devo dire che ne sono stato ripagato pienamente.  Sono riproposti secondo me, alcuni motivi che si trovano nelle pièce di Eugène Ionesco. Infatti vi ho trovato alcuni richiami evidenti persino strutturali della Cantatrice Calva (quest’ultima è del 1950, il Compleanno del 1958) come ad esempio la ripresa dell’inizio del primo tempo in apertura del terzo atto, proprio come la Cantatrice Calva si chiude riproponendo in modo identico l’apertura). Sono riproposte così nel Compleanno le tematiche dell’incomunicabilità e so...