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Una drammatica Attesa

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L’attesa, di Remo Binosi. Con la regia di Michela Cescon e con protagoniste Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Ho visto presso il Teatro Toniolo di Mestre, all’interno della stagione teatrale uno spettacolo che mi ha sorpreso. Il racconto si gioca attorno a due donne che vengono allontanate e rinchiuse per nove mesi per nascondere entrambe una gravidanza. Si racconta una clausura e alla fine quest'ultima si mostrerà in tutta la sua terribilità trasformandosi nella clausura a vita della propria coscienza. I temi sono forti. Il foglio di sala richiama il teatro "leggero" di un Goldoni o di un Eduardo ma sinceramente a volte sembra di aver a che fare con temaniche o toni eminentemente shakespeariani, anche cupi, soprattutto per le lugubri scene finali; e non solo per il testo di Binosi che ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento, a cui è difficile rimanere indifferenti, ma anche per la stessa messa in scena che ha un forte segno classico, quasi per strizzare l...

Passi

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  Passi Ho visto al Teatro del Parco di Mestre Passi , di e con Marco De Rossi con la regia di Gianmarco Busetto e la regia tecnica di Marco Duse.  Il testo,  finalista al Premio InediTO Colline di Torino, sezione speciale Giovanni Arpino e vincitore del premio come migliore drammaturgia al Festival Segnali 2021 per il teatro ragazzi, e già tradotto in tedesco e distribuito in Austria, Germania e Svizzera, è un monologo di narrazione civica ma anche intima che racconta l’impresa sportiva di Abdon Pamich, il marciatore italiano Campione Olimpico a Tokyo nel 1964.  Nel raccontare la finale di quella olimpiade lo spettacolo si sofferma sul ricordo che Pamich ha della propria terra d’origine, la Città di Fiume in Jugoslavia, dalla quale si ritrova a fuggire nel 1947 all’età di 14 anni per diventare un esule.  È dunque uno spettacolo di teatro civile a cui la compagnia di riferimento, - Farmacia Zooè -  spesso guarda con acutezza. Gli sguardi del giovane Pamich,...

Gl'innamorati deludenti

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Sono andato ad assistere agli “ Innamorati ” di Carlo Goldoni presso il teatro a Venezia che porta proprio il nome dell’autore, con tutta la buona volontà e con molte aspettative positive. Per la regia di Andrea Chiodi, l’adattamento è di Angela Demattè e gli interpreti sono Alessia Spinelli (Lisetta) e Ottavia Sanfilippo (Flamminia) con gli attori e le attrici della Compagnia Giovani del TSV: Gaspare Del Vecchio (Fabrizio), Elisa Grilli (Eugenia), Cristiano Parolin (Fulgenzio), Francesca Sartore (Clorinda), Leonardo Tosini (Roberto), Gianluca Bozzale (Ridolfo), Riccardo Gamba (Servo).  Da quello che mi avevano detto, dalle anteprime che avevo visto sul web, da ciò che avevo potuto leggere, mi aspettavo un gran bello spettacolo, in linea peraltro con i miei gusti: una trasposizione moderna della commedia goldoniana mandenendo la forma, la linearità e i colori dei costumi stilizzati, e facendoli vivere in un contesto scenografico essenziale, lineare e moderno. Nel passato ricordo di...

Il Compleanno, di Harold Pinter per la regia di Peter Stein

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Sono andato a vedere presso il Teatro Goldoni di Venezia, Il Compleanno, dramma di Harold Pinter per la regia di Peter Stein con la bravura d'attrice di Maddalena Crippa ma anche di tutto il gruppo di interpreti. Sapendo che si tratta di un dramma importante e famoso nella vita di Pinter (nonostante l’abbia scritto a soli 27 anni) ma soprattutto incuriosito dalla vicinanza (anche temporale) con il teatro dell’assurdo, ho affrontato la messa in scena con entusiasmo e devo dire che ne sono stato ripagato pienamente.  Sono riproposti secondo me, alcuni motivi che si trovano nelle pièce di Eugène Ionesco. Infatti vi ho trovato alcuni richiami evidenti persino strutturali della Cantatrice Calva (quest’ultima è del 1950, il Compleanno del 1958) come ad esempio la ripresa dell’inizio del primo tempo in apertura del terzo atto, proprio come la Cantatrice Calva si chiude riproponendo in modo identico l’apertura). Sono riproposte così nel Compleanno le tematiche dell’incomunicabilità e so...

Il Malato immaginario

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Al Toniolo per la stagione teatrale è andato in scena un bel Malato Immaginario nell’adattamento di Guglielmo Ferro. Si tratta di una pièce  arricchita da una trascinante interpretazione di Emilio Solfrizzi e di Lisa Galantini interprete della "servetta" (veramente bravissimi!!). Strana ma efficace, anche se piuttosto semplice, la scenografia che è sviluppata in verticale. Il malato immaginario ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi. Si ride attraverso la continua ricerca di rimedi e cure di medici improbabili che creano situazioni esilaranti. Questo nel foglio di sala.  Ma al di là della storia, conosciutissima, c'è da dire che lo spettacolo pur godibilissimo e costruito con grande maestria utilizzando bene tutte le tecniche e i "trucchi" del teatro, (e del teatro comico in particolare), si offre come un bellissimo pezzo di antiquariato che non ci si stanca mai però di ammirare e rive...

Canto d'amore alla follia: l'odore della ruga che hai sopra la bocca

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  In quel fantasmagorico laboratorio di teatro verissimo, in quella fucina di bellezza e passioni, in quel nido di tenebra e luce, di anima e ragione che è il Teatro Studio a Rovigo, gestito e diretto dal Teatro del Lemming di Massimo Munaro, è stata organizzata una rassegna di teatro contemporaneo “Visioni” in cui ha trovato spazio (dico subito, fortunatamente) uno spettacolo sui generis. “ Canto d’amore alla follia” ne è il titolo, e il dramma che ci si ritrova quasi in trance a vivere, assistendovi, risulta fortemente suggestivo, terribile (come la tragedia mostra il lato terribile della vita, i dolori e le angosce dell'umanità) e nello stesso tempo fortissimamente struggente. Sta circolando nei cosiddetti teatri di “nicchia” da qualche anno, a cura di quegli “ Animali Celesti ” diretti da Alessandro Garzella, che propongono lavori frutto di impegno artistico e civile e di ricerca sull’alterità, sull’irrazionale e sulla sofferenza, e insomma su ciò che fa parte in modo essenzi...

INFERNO parte prima di Nekyia: un'esperienza da vivere

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  Assistere ad uno spettacolo di Massimo Munaro del teatro del Lemming non è mai semplicemente assistere ad uno spettacolo: è vivere un'esperienza. Un'esperienza che muove tutti i nostri sensi e scava nelle profondità del nostro spirito e della nostra esistenza. In questo, in modo straordinario (proprio nel senso di extra ordinario) il fine del regista e del suo teatro di Rovigo, esplicitamente ormai posto da molti anni (lo spettacolo è una riproposizione di una produzione del 2006) e ripetuto anche questa volta nel "foglio di sala" (distribuito rigorosamente solo all'uscita!) sta nel fatto di ribaltare il teatro tradizionale, quello dello spettacolo - del teatro che si fa vedere -, per riportarlo alla sua funzione originale, rito, cerimonia, per la rivelazione della verità. E nel caso di Nekya (parte prima - Inferno) andato in scena questa sera a Rovigo nel Teatro Studio dove il Teatro del Lemming dimora da molti anni, mi sembra che l'operazione sia riuscita ...