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Un ispettore tradizionale

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  L’Ispettore Generale È un’opera teatrale satirica scritta nel 1836 da Nikolaj Gogol. È uno dei più grandi capolavori della drammaturgia russa che si prende gioco delle piccolezze morali di chi detiene il potere. Ma è soprattutto espressione e denuncia attraverso la comicità della corruzione vigente nella Russia zarista La messa in scena  con la regia di Leo Muscato propone un teatro tradizionale con macchiette e meccanismi comici visti molte volte ma sempre divertenti ed efficaci. Ogni tanto ci vuole un teatro che si affidi al teatro tradizionale, con le sue manie e i suoi meccanismi, un teatro cioè leggero e poco celebrale! Per la qual cosa mi sento di dire che ho apprezzato lo spettacolo. Leggerezza e comicità che peraltro non hanno un significato di volgarità né di superficialità. Assolutamente. Visto che il testo - straordinariamente attuale - mostra tutta la collusione che spesso c’è tra potere (o meglio burocrazia, meccanismi amministrativi) e disonestà che spesso ha l...

Una intensa, tragica (e bravissima) Clitennestra

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  Clitennestra Prima di tutto una considerazione importante: secondo me è proprio questo il teatro! Allora lasciatemelo gridare: così si fa teatro!  Sono uscito da questa Clitennestra del tutto soddisfatto anche se fortemente commosso dal dramma cui avevo assistito e dalla bravura degli interpreti, primo fra tutti quell’Isabella Ragonese che la televisione ci ha fatto conoscere (soprattutto con la serie di Rocco Schiavone) intensa e straordinaria che avrei voluto abbracciare e non solo applaudire dopo quasi due ore di spettacolo. Senz’altro infatti una nota di merito va all’interpretazione e alla recitazione di tutti i tredici attori in scena, resa in un modo che personalmente apprezzo molto perché va al di là di una semplice rappresentazione naturalistica ma si mantiene sempre un po’ sopra le righe proprio per sottolineare che il teatro non può ridursi alla vita reale ma come forma d’arte che ha le sue tecniche, deve saper accendere l’animo, ammiccando talvolta, accennando, i...

C'era proprio bisogno di Freud?

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  L’Interpretazione dei sogni Stefano Massini con questo "spettacolo" sull'"interpretazione dei sogni" di Freud sarà pure un ottimo divulgatore e la messa in scena sarà pure consigliata per tutte le scuole che studiano la psicoanalisi. Massini utilizzerà pure un linguaggio sintetico ed efficace, ben traducendo - per così dire - il linguaggio eccessivamente prolisso di Freud. Ciò a cui si assiste, potrebbe essere anche colto in modo profondo dal pubblico che probabilmente certo si sentirà tirato in causa in continuazione dalla narrazione. Persino la prova tecnica d'attore potrebbe apparire molto buona... Tutto insomma andrebbe alla perfezione se non fosse che lo spettacolo costruito e mostrato all'interno di un cartellone di teatro di prosa non è, semplicemente, teatro di prosa! È Lectio magistralis (come ha scritto qualcuno), è semplice affabulazione dotta, è monologo interiore, è divulgazione positiva.... ma, secondo me, il teatro è un'altra cosa. I...

Un tango da dimenticare

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  Il tango delle capinere Quando assisto a spettacoli così (e mi accade purtroppo non più solo raramente negli ultimi anni) non posso fare a meno di pensare a tutta la mia inadeguatezza e con una certa tristezza mi convinco di essere ormai, con tutto il cumulo d‘anni che mi porto dietro, un po’ retrò che senza usare eufemismi, ha il significato di sentirmi terribilmente vecchio.  Poi però, in una sorta di ripiegamento e analisi interiore, anche ripercorrendo i miei giudizi spesso lasciati qua e là nella carta digitale dei miei appunti, mi accorgo che spesso i miei giudizi sono stati lusinghieri e addirittura entusiasti per spettacoli di ricerca e sperimentazione che invece mi avevano convinto. Anche perché - perdio - a me l’avanguardia è sempre piaciuta! Non so dunque se dipenda semplicemente dalla mia incompetenza o dal mio umore, ma questo spettacolo di Emma Dante (Il tango delle capinere, Regia Emma Dante con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco), oltre al fatto di avermi a...

Un delicato e bravissimo Paolini in Boomers

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  Ho assistito presso il Teatro C. Goldoni di Venezia allo spettacolo Boomer s con interprete, drammaturgo e regista quel Marco Paolini che negli ultimi decenni ci ha regalato spettacoli sempre di prim'ordine, soprattutto di teatro civile. E, veramente, non ha deluso neppure questa volta le aspettative anche se avevo sentito giudizi contrastanti ed ero andato allo spettacolo un po’ prevenuto. Invece Paolini narratore straordinario e animale da palcoscenico ormai consolidato, ci offre uno spettacolo pieno di citazioni e di ricordi che - certo - vengono capiti soprattutto se si ha “una certa età” (lo spettacolo è vietato agli under 48 - ci ricorda lo stesso attore scherzosamente nell’introduzione che apre la messa in scena).  Il racconto tocca molti toni e registri teatrali, dal lirico, al civile, al sentimentale, al leggero, al drammatico, che vengono mostrati da Paolini e dal gruppo che l’accompagna in modo sempre delicato ma efficacissimo (i musicisti peraltro sono bravissim...

Un Re Lear troppo celebrale di cui non sentivo la mancanza

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  Aspettando Re Lear Alla fine vedendo il pubblico applaudire ho applaudito anch’io credendo di non aver capito bene solo per questioni di decadimento celebrale o per carattere che con la vecchiaia è diventato un po’ troppo brontolone. Però poi ci ho riflettuto e soprattutto ho potuto confrontarmi con degli amici più competenti di me. Lo spettacolo ha alcuni difetti veramente notevoli, il primo dei quali è quello di essere uno spettacolo di cui non si sentiva alcun bisogno! La drammaturgia è veramente bizzarra e priva di un senso compiuto e il pubblico - anche quello più preparato - credo abbia fatto molta fatica per seguirne le tracce. Della mancanza di senso dell’operazione drammaturgica complessiva ne avevo avuto già sentore leggendo qua e là i commenti in rete ma soprattutto cercando di capire le “note” introduttive scritte sul foglio di sala che invece di accompagnare lo spettatore ad una visione razionale, lo confondono già, con parole e argomentazioni di dubbio senso compiut...

Le Villeggiature di Farmacia Zoo:È

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  Farmacia Zoo:È non è nuova alla riflessione sulla follia e il manicomio. Nel 2011 aveva intrapreso una ricerca attorno a questo tema mettendo a nudo il rapporto tra malattia e società, ed entrando in diversi reparti psichiatrici o analizzando le cartelle cliniche storiche dell' ex sanatorio dell’isola di San Servolo a Venezia. Ne era venuta fuori una bella e commovente performance, che aveva come titolo Turning Back (Voices) – Voci di Ritorno e che era stata proposta anche in luoghi suggestivi e non convenzionali (io l'avevo vista negli umidi locali del Forte Carpenedo a Mestre). La rappresentazione era una festa al contempo surreale e drammaticamente realistica. Una festa in un ospedale psichiatrico, una festa con gente "normale" (il pubblico) che in quella performance incontrava i "matti": il manicomio si era aperto alla gente. E il pubblico di divertiva e si commuoveva tra le danze e le parole degli attori in scena. Al Teatro Villa Belvedere a Mirano, a...