63Azioni: un'opera incompiuta

 

Drammaturgia Marco Gnaccolini Con Marco Tizianel Regia Marco Caldiron

È dalla poesia Vivere di Ágota Kristóf che lo spettacolo 63Azioni proposto dalla compagnia Carichi Sospesi di Padova ha preso le mosse.

Lo spettacolo è andato in scena domenica 12 gennaio 2025 al Teatro Villa Belvedere a Mirano all'interno della rassegna "Molecole" proposta da Farmacia Zooè.

Questa la poesia nella traduzione di Fabio Pusterla e Vera Gheno.

  • Nascere
  • Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura
  • Amare
  • Giocare camminare parlare andare avanti ridere
  • Amare
  • Imparare scrivere leggere contare
  • Battersi mentire rubare uccidere
  • Amare
  • Pentirsi odiare fuggire ritornare
  • Danzare cantare sperare
  • Amare
  • Alzarsi andare a letto lavorare produrre
  • Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
  • Stirare pulire partorire
  • Amare
  • Allevare educare curare punire baciare
  • Perdonare guarire angosciarsi aspettare
  • Amare
  • Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
  • Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi
  • Morire.

"63Azioni" si propone di tradurre in scena la poesia "Vivere" di Ágota Kristóf, un'ambizione lodevole ma non del tutto realizzata. L'opera, infatti, si scontra con alcune criticità che ne limitano l'impatto.

Partiamo dalla drammaturgia: l'assenza di un vero e proprio "gioco teatrale" è un punto debole. Le azioni si susseguono in modo frammentario, senza creare un flusso narrativo coinvolgente. Manca quel ritmo, quella tensione drammatica che potrebbe rendere la rappresentazione più emozionante. Il risultato è uno spettacolo statico, dove i gesti e i suoni non riescono a creare un'atmosfera coinvolgente.

Anche la recitazione lascia a desiderare. Nonostante il coraggio di affrontare un testo così impegnativo, gli attori non sembrano del tutto padroni della materia. La dizione, a tratti incerta e poco articolata, contrasta con l'intento drammatico dell'opera. Il microfono, poi, è un elemento che distoglie l'attenzione dallo spettacolo (l'ho detto anche in altre occasioni) e sottolinea l'insicurezza degli interpreti.

Il tentativo di rappresentare la vita come una sequenza di azioni è interessante, ma manca quel tocco di poesia che caratterizza la scrittura di Kristóf. La frase della poetessa Ungherese "L'uomo è un essere che si abitua a tutto" racchiude in sé una profondità che lo spettacolo non riesce a cogliere appieno.

In conclusione, "63Azioni" è un'opera incompiuta, che lascia intravedere delle potenzialità ma non riesce a sfruttarle appieno. Se siete appassionati di teatro sperimentale e siete curiosi di affrontare temi esistenziali, potete dargli una chance. Ma preparatevi a un'esperienza che potrebbe lasciare qualche perplessità."

Peccato!

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